Daniel Odier

“Non esistono né impurità, né purificazione, né divinità esterna a sé, né pratica, né rituale e non vi è nulla da raggiungere che sia separato da noi. La coscienza è la totalità, la totalità è la coscienza”. Improvvisamente non c’è più intercessore, non c’è più distanza, non c’è più separazione. Si tratta allora di liberare la coscienza dalle opacità che ci fanno credere di essere un’entità indegna.
Il risultato è un rilassamento totale del corpo e della mente.
È la via laica per eccellenza. Vogliamo semplicemente l’indipendenza, l’armonia, il godere continuamente e profondamente del mondo.
La nostra paura principale, la paura della dissoluzione, di non essere nulla, ci impedisce semplicemente di comprendere che quando pensiamo di essere una cosa in particolare, quindi isolati, non siamo che quella cosa e perdiamo tutto il resto. Accettando di non essere nulla, guadagniamo il mondo. Questo ragionamento logico è la chiave del ruolo creativo del desiderio e delle passioni, considerati i corrieri più veloci che, attraverso la sensorialità, ci conducono al Sé.
Il piacere è una componente fondamentale della pratica, perché appena proviamo piacere nella presenza, abbiamo una tendenza naturale a ritornarvi. A questo punto non si tratta più di una pratica, ma di un modo di gustare più pienamente la vita e la sensorialità ed è la base di qualsiasi altra pratica.

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