Caos

Quando voglio essere amato, voglio qualche cosa. Quando voglio qualche cosa, non amo. Quando non voglio più amare, quando non voglio più essere amato, quando mi libero da questa volontà di appropriarmi, di sentire qualcosa, ciò che resta è l’amore. Se c’è fedeltà a questo amore, è una vera fedeltà. Ma ogni volta che amo qualcuno, ogni volta che voglio essere amato, sono infedele alla mia autonomia e questa infedeltà costa molto cara: essa mi divide dalla mia risonanza, dall’amore vero La fedeltà all’amore non è qualcosa da fare, è ciò che si compie costantemente, tranne quando voglio amare o essere amato. Allora è un tradimento, un’impostura:l’ego che prova ad afferrare qualcosa. Amare qualcuno è una proiezione, un fantasma – proprio come non amare qualcuno. Dire che non si ama quella persona è una fantasia; è essere diviso dalla propria risonanza. Quando dico che qualcuno non è simpatico, vivo nella mia fantasia, nel mio orgoglio, sono diviso dalla mia realtà. Presente, non c’è niente che non mi sia simpatico. Ma quando vivo nella mia fantasia, tutto ciò che non corrisponde alla mia attesa, mi è antipatico.
Dunque amare o detestare viene dal medesimo mondo fantasmatico e non ha niente a che vedere con la realtà. La natura delle cose è l’amore; non posso perciò dire di amare qualsiasi cosa. Amare qualcuno vorrebbe dire amare meno gli altri; non è amore, è mancanza di amore.
L’amore non è esclusivo, è inclusivo.
Ci sono persone che amano i loro figli e amano meno quelli degli altri: è una patologia. Il bambino che è davanti a noi, è il nostro bambino. Questa fedeltà all’amore è una forma di chiarezza. Aver bisogno d’amore, di essere amato! Bisogna liberarsi di questa fantasia per giornali femminili! Nessuno ci ha mai amato, nessuno ci amerà mai – è proprio così! Nessuno può amare, l’ego non può amare. Qualcuno non vi ama, qualcuno proietta su di voi un’attesa. Quando corrispondete a questa attesa, vi ama. Quando non corrispondete più, vi getta via, prende qualcun altro che ama a questo modo. Non si ha bisogno di questo amore. Il bisogno di essere amato è una malattia, il bisogno di amare anche. E’ una malattia che si risolve quando si risveglia una sensibilità corporea. Il risveglio sensoriale ci libera da questi bisogni fantasmatici. Non ci sono bisogni. Il bisogno, è un futuro.
Nella sensibilità, nell’istante, di cosa potrei aver bisogno?
Non vuol dire niente. Non nega la chimica del corpo: certe forme, certi colori, certi odori, certe regioni del mondo risuonano di più di altre in voi. Più siete sensibili più lo sentite. Degli animali vi attirano più di altri, anche degli esseri, delle forme di corpi, degli odori, dei suoni di voci, dei modi di muoversi. Ma non è amore. L’amore è la risonanza con tutto quello che c’è. Non è perché qualcuno ha un odore, o degli occhi o una voce, delle gambe che ci piacciono di più che bisogna dire: amo questa persona. E’ un’attrazione fisiologica, non è amore.
A un certo momento, ciò che vi allontana fisiologicamente non è antipatico e ciò che vi stimola non è simpatico. Avviene in altro modo: la sensazione è lì, la vedete per quello che è. Con certuni il vostro contatto è più facile che con gli altri – dov’è la scelta? Le persone con cui non partite per un viaggio, non le amate meno. Le persone con le quali non andate a letto, non le amate meno. Le persone con cui non vivete, non le amate meno – semplicemente la vita pratica non è appropriata con loro. Ci sono persone che non vedete che una volta all’anno e che amate tanto quanto altre che vedete tutti i giorni.
L’amore non è legato alla quantità.
Si possono amare totalmente persone che non si vedono mai o molto poco; questo amore è sempre lì. Non confondete la vita funzionale con l’amore.
Profondamente, l’amore è ciò che è lì: non è qualcosa che si possa fabbricare. Ma il bisogno d’amare, di essere amato, è la paura – ci lascia. Essere innamorato è una patologia. Come ogni emozione, ha dei momenti di totale bellezza.

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Un pensiero su “Caos

  1. son d’accordo, mi ci trovo, lo provo. Ma trovo che l’amore come patologia è un’esperienza alta, viva, reale, forte come quando si ha la febbre. La febbre è bellissima e utile, è una reazione chimica del nostro corpo a qualcosa che lo tormenta provvisoriamente. E quando tutto passa, si sta di gran lunga meglio. Ma quella parentesi malata e febbricitante è un’esperienza corporea e spirituale unica e irraggiungibile se non attraverso appunto, la malattia. Non ci si può dire di aver vissuto, senza essersi almeno per una volta aver avuto la febbre. La febbre del possesso, del bisogno, dell’amore. No, non intendo quello delle riviste femminili, piuttosto quello delle riviste mediche 😛 saluti – s

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