Eric Baret

Come togliere l’agitazione?
Anzitutto smettendo di non volere essere agitati.
L’agitazione non vi agita. L’agitazione è una constatazione. Ciò che vi agita, è il non voler essere agitato. È questo che vi incolla all’agitazione. Siete agitati perché avete un progetto […]. Altrimenti, siete tranquilli.
Rendersi conto della propria pretesa, chiaramente, senza voler eliminare la pretesa. […] Quando non ho la pretesa di essere tranquillo, quando sono disponibile all’agitazione, al desiderio, alla paura, alla pretesa, questi stati non costringono più. Detto altrimenti: voi sentite l’agitazione, ma non siete più agitati.
Un po’ come durante il lavoro corporeo: posso sentire la tensione nel corpo, ma non sono teso. Sento la tensione nel mio ginocchio, nel mio bacino: non sono teso, la tensione è in me. […]
Voi sentite l’agitazione, vi familiarizzate con la disponibilità all’agitazione. Vedrete che ad un certo momento sentirete l’agitazione e sarete totalmente tranquilli. Allora, l’agitazione si vuota. Una pietra cade sull’alluce, potete avere alcuni istanti intensi, ma non siete agitati; la sera, quando andrete a dormire, l’alluce continuerà a far male, ma tutto questo appare nella vostra disponibilità.
Per il fatto che non cercate più di non essere agitati, a poco a poco arriveranno dei momenti in cui non lo sarete, dei momenti senza oggetto. Non è una tranquillità che dipende da qualcosa, ma una tranquillità senza causa.
Sentire che nulla manca. […] È importante avere questi momenti senza mancanza, momenti in cui non fareste un metro per vedere il più grande saggio della terra, anche se fosse sul pianerottolo di fronte alla vostra porta. […]
Quando si lasciano vivere le emozioni, esse si riferiscono a ciò che sembra un’emozione primordiale, che abbiamo chiamato «tranquillità». […] La tranquillità non è un oggetto di ricerca. Non si cerca niente. La vita si presenta d’istante in istante e si ascolta, si sente. La vita è una sensazione, non un pensiero. Allora si vive sempre più sensorialmente, si pensa molto poco. Quando un pensiero si presenta, si pensa, ma la vita è sentita. […] Non c’è niente da sapere.
Quando si vive in un non-sapere, chiaramente, c’è disponibilità. […] Non si sentono più problemi psicologici. C’è questa disponibilità… […]
Essere disponibile. Essere pronto. Non aspettarsi niente. Aspettarsi tutto.
Presenza”.

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