Eric Baret – L’unico desiderio

Cosa fare della paura?

“Voi non fate niente. Voi sentite. A un certo momento, è troppo per voi, non potete più sopportarlo. È perfetto così. Telefonate a un amante. Più tardi, la paura ritorna. Stendetevi. Sentite ancora di più. Di nuovo, non potete più sopportare il sentire. Andate al cinema.
Un altro giorno, la paura si rimanifesta. Voi restate disponibile, l’ascoltate, vi rendete conto che la paura è un ritmo e che si espande in tutto il corpo… Possono occorrere parecchie volte, ma, prima o poi, qualunque sia l’emozione provata, la sua integrazione sensoriale vi riporterà nel ritmo della tranquillità.
Poiché siete nella tranquillità, l’eco profondo della paura continuerà ad attualizzarsi e voi comprenderete che questa paura si riferisce direttamente alla tranquillità, che è senza causa. […]
In pratica: avete ricevuto un colpo, non vi occupate di cosa possa essere, restate con l’eco, vivete con essa, sentite. […] Se restate mentalmente con la causa apparente (colui che vi picchia) col vostro giudizio, la vostra opinione sulla situazione, abbandonate la realtà. […]
Tutte le emozioni provengono dal silenzio.
Se dimorate nell’attualità sensoriale dell’emozione – per esempio, la sensazione dei colpi – questo vi riporta alla sua essenza, al suo sapore.
È giusto dire che dapprima la paura è all’esterno, poi è nel copo senza che ne siate cosciente, in seguito ve ne rendete conto e, in quel momento, essa si libera?
Sì.
Lo si vede come una reazione, ci si stacca da ciò che non è sé?
No. Non c’è nulla da cui ci si debba staccare. Tutto ciò che si presenta accade nella coscienza. Voi sentite la reazione alla paura. Ma non è più la paura di qualcosa, non è più una separazione da questo e da quello: è la paura originale, che si esprime attraverso tutte le nostre piccole paure.
[…]
Come trovare la sicurezza?
La sicurezza non esiste: è una favola. […] La vera sicurezza si presenta quando vivete scientemente nell’insicurezza. […]
Come tutti abbiamo potuto constatare, c’è, nella soddisfazione di un desiderio, un momento di sicurezza. Ma, quando si osserva profondamente ciò che accade, ci si accorge che questo momento di sicurezza è meno dovuto all’ottenimento di quello che cerchiamo che all’assenza di ego inerente allo stato di soddisfazione del desiderio soddisfatto.
Si può dire che nel vuoto c’è la vera sicurezza?
Il bisogno di sicurezza è della persona. Finché ho la pretesa di essere qualcosa o qualcuno, mi sento insicuro perché presento sempre che ciò che sembra procurarmi la sicurezza non è che temporaneo. Cercare di diventare qualcuno mi è necessario per rendermi conto che questa stessa cosa mi è d’impaccio. […]
Il bisogno di diventare è ciò che mi impedisce di respirare. Questo desiderio congestiona tutta la mia struttura. […] Quando dico «sì» profondamente all’insicurezza assoluta, alla vita, alla morte, sono preso da un sentimento di totale sicurezza.
Non c’è altra possibilità”

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