18:41

Ero convintissima, volevo scrivermi sulla pelle il giorno in cui avevo conosciuto l’uomo della mia vita. Me l’aveva chiesto lui, lo stesso tatuaggio, insieme come sempre e io non ho mai avuto un ripensamento. Ero così concentrata al nostro stupendo futuro insieme, al nostro amore e ad Aurora. Ero persa di qualcosa che era solo nella mia testa. 

Ora sono arrivata al punto di provare totale indifferenza per lui, anche se mi ha lasciata, anche se mi ha tratta male, se si è tratto male, anche se mi ha mentito per un sacco di tempo. È indifferente adesso. E io ho nella pelle la data di un incontro che ormai non mi fa neanche più sorridere, che non ricordo casualmente mentre passeggio o prima di addormentarmi. Un ricordo ormai inutile. 

Non me la sento di accusarmi, lo so di aver sbagliato ma se credi fermamente ad un sentimento è veramente un errore? 

Ci credevo al punto di tatuarmi quell’incontro. 

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7 pensieri su “18:41

  1. MALAMMORE

    di Fausto Corsetti

    Tante volte ci siamo illusi, tante volte ci è sembrato di aver trovato la persona giusta. Poi, all’improvviso questa persona ha rivelato un altro volto: desideri che ci escludevano, progetti che non ci contemplavano, un passato che non conoscevamo…
    L’amore allo stato nascente proietta sul suo oggetto tutte le perfezioni: scartando il buio, vede solo la luce; sordo alle dissonanze, ode solo le melodie che l’amato gli invia.
    Ma, dopo le meraviglie dell’incantamento, accade che l’ideale si ridimensioni e che all’illusione faccia seguito la disillusione: il riconoscimento della realtà, relatività e fragilità di ogni relazione. Più difficile accettare la delusione, sopportare la catastrofica sfiducia nelle proprie capacità di valutare l’altro, di conoscere le proprie reazioni: “Non avevo capito niente…” si dice l’innamorato abbandonato, seduto sulle macerie del suo sogno d’amore. Sono molte le parole che si dicono. Poche quelle che si incarnano, mentre tutto ciò che conta accade nell’inevidenza di storie sepolte dalla ferialità e dalla vita che propone una sequenza di giorni che facilmente si assomigliano uno all’altro. Non si misura il dolore che cresce: lo si attraversa; lo si abita, mentre lo si lascia entrare in quelle stanze interiori dove troppo raramente si è capaci di appartarci per affrontare domande alle quali, soli, si è chiamati comunque a dare risposta.
    Quasi tutti abbiano sofferto per un amore troppo presto finito…
    Quando i fallimenti si susseguono, però, qualche cosa dentro si frantuma e il cuore, come un vaso incrinato, non riesce più a contenere un nuovo versamento d’innamoramento. La mente cerca di indurlo ad accettarlo ma, nonostante tutto, continua a emergere un senso di alienazione, di perturbante “non familiarità”. Il cuore potrebbe essersi irrigidito, oppure l’altro potrebbe essere così roccioso da rendere impossibile rimodellarsi a vicenda.
    L’amore richiede che due esseri si fondano fino a generare un’inedita presenza nel mondo, una terza persona che ingloba l’io e il tu. Se questa fusione non accade scende l’ombra, si incunea il gelo dell’estraneità.
    C’è nell’amore una componente di ignoto, un’oncia di mistero, un margine di rischio che nulla potrà mai dissolvere. E forse sono proprio questi elementi che rendono l’avventura d’amore coinvolgente, affascinante, irrinunciabile, indimenticabile.
    Siamo chiamati a giocare con il tempo e con la vita per il gusto di vivere, di amare, di essere amati. Siamo invitati al tavolo delle cose che crescono piano piano, della vita che si concede giorno per giorno. Siamo in viaggio, sempre e di nuovo, alla scoperta delle cose del mondo, per capirle, alla ricerca di ogni incontro che ci rende vicini, intimi, compagni di un andare che favorisce condivisione e partecipazione. Nessuno è mai troppo distante.
    C’è una profezia contenuta, anzi gelosamente custodita, nello scricchiolio di ogni zolla di terra che mal sopporta di lasciarsi calpestare: la speranza

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