Luce Irigary

“La prima parola che dobbiamo rivolgerci è la nostra capacità e accettazione di fare silenzio. […] Nel silenzio, l’altro può avanzare verso di noi, così come noi possiamo avanzare verso di lui o lei. […] È l’annuncio di un riserbo, non solo in noi per appropriarci con maggiore consapevolezza di ciò che ci accade, ma anche fuori di noi, per lasciargli uno spazio-tempo per accadere”

18:41

Ero convintissima, volevo scrivermi sulla pelle il giorno in cui avevo conosciuto l’uomo della mia vita. Me l’aveva chiesto lui, lo stesso tatuaggio, insieme come sempre e io non ho mai avuto un ripensamento. Ero così concentrata al nostro stupendo futuro insieme, al nostro amore e ad Aurora. Ero persa di qualcosa che era solo nella mia testa. 

Ora sono arrivata al punto di provare totale indifferenza per lui, anche se mi ha lasciata, anche se mi ha tratta male, se si è tratto male, anche se mi ha mentito per un sacco di tempo. È indifferente adesso. E io ho nella pelle la data di un incontro che ormai non mi fa neanche più sorridere, che non ricordo casualmente mentre passeggio o prima di addormentarmi. Un ricordo ormai inutile. 

Non me la sento di accusarmi, lo so di aver sbagliato ma se credi fermamente ad un sentimento è veramente un errore? 

Ci credevo al punto di tatuarmi quell’incontro. 

Giovanni Raboni

“Mai avuto, io, il doppio dei tuoi anni:

Ma cosa dico? certo che li ho avuti,

solo che tu non c’eri, eri, vediamo,

a Padova, o forse a Venezia, intenta

a qualche tua storia d’irresistibile

ventiduenne – e in fondo cosa importa

in base a quale calcolo o magia

la ragazza che eri è diventata

l’incresciosamente giovane donna

che sarai finché vivo e io per non perderti

un malato che da vent’anni s’ingegna

di non morire? Non lasciarmi né ora

né prima, mi sembra a volte di dire

non so con che cuore, e a chi delle due.”

 

Nel profondo Veneto – Le Luci della Centrale Elettrica

Tempi presenti, casini interni, casini esterni

Tempi impossibili, tempi noiosi, tempi stupendi

E tu corri, tu cerchi di evitarti

Non sopporti più i rumori

E con dissimulata indifferenza

Torni a casa dai tuoi genitori
Nel profondo Veneto

Dove il cielo è limpido

Dove il sole come te è sempre pallido

Dietro di te le macerie, le false speranze

Le case in cui avresti voluto vivere

I ritmi per realizzare l’impossibile

Adesso puoi non pensare alla tua immagine

Essere più trasparente

Ritornare sconfitta e contenta

Facendo finta di niente
Nel profondo Veneto

Quello senza traffico

Dove il terreno come te a volte è arido Ma ti leggeranno in faccia

Che facevi l’amore quasi tutte le sere

Che dormivi pochissime ore

Ti leggeranno in faccia

Una vaga idea di futuro migliore

Di futuro migliore
Da tre giorni la stessa canzone

Due bar, una chiesa, una farmacia, un negozio di alimentari

No, non c’è la stazione

Non c’è niente da dire, niente da spiegare

Niente da capire, c’è solo da esistere

Da lasciare correre Nel profondo Veneto

Dove il cielo è limpido

Dove il sole come te è sempre pallido

Nel profondo Veneto

Quello senza traffico

Dove il terreno come te a volte è arido
Ma ti leggeranno in faccia

Che facevi l’amore quasi tutte le sere

Che dormivi pochissime ore

Ti leggeranno in faccia

Una vaga idea di futuro migliore

Di futuro migliore

Ti leggeranno in faccia

Che dicevi di stare bene, invece qui a Milano

Facevi la fame

Ti leggeranno in faccia

La data del giorno in cui stavi pensando

Di volerti ammazzare Ma non lo diremo a nessuno

Cara non ti preoccupare

Non lo diremo a nessuno

Non lo saprà mai tua madre

Non lo diremo a nessuno

No, non ti preoccupare

Non lo diremo a nessuno

Non lo saprà mai tuo padre
Non lo diremo a nessuno

No, non ti preoccupare

Non lo diremo a nessuno

Non lo saprà mai tua madre

Non lo diremo a nessuno

No, non ti preoccupare

Non lo diremo a nessuno

Non lo saprà mai tuo padre